POLEMICHE INFONDATE CREANO SOLO DISORIENTAMENTO
Sulla polizza di assistenza sanitaria integrativa resa accessibile nei giorni scorsi in
attuazione di quanto prevede il contratto integrativo sottoscritto il 29 dicembre 2025 è in
atto una vera e propria campagna di disinformazione, sostenuta da argomentazioni del
tutto strumentali e prive di reale fondamento, volta a screditare ciò che alcune
organizzazioni sindacali, in analogia a quanto avviene da tempo in diversi settori del
lavoro pubblico e privato, hanno ottenuto in sede negoziale anche per il personale
scolastico.
Dovrebbe essere superfluo precisare che una forma di assistenza sanitaria integrativa –
che non prevede alcun costo né obbligo di adesione da parte di lavoratrici e lavoratori –
interviene in aggiunta, e non certo in sostituzione, delle prestazioni rese dal Servizio
Sanitario Nazionale: affermare che con l’attivazione di questa polizza si finirebbe per
avallare politiche di disinvestimento sulla sanità pubblica è per questo un’accusa
risibile, ancor più se proveniente da un’organizzazione sindacale come la CGIL, che
intese analoghe ha sottoscritto recentemente nei contratti per le scuole non statali, e
molto prima in accordi riguardanti settori certamente “non sospetti”, come quello dei
metalmeccanici. Accuse che mal si conciliano, peraltro, col protagonismo lodevole che
la CGIL ha sempre espresso, tanto per rimanere nel nostro settore, nel promuovere e
sostenere il Fondo Espero di previdenza integrativa, senza che ciò significasse attentare
alla previdenza pubblica.
Quanto all’accusa di aver sottratto risorse, per finanziare l’assistenza integrativa, a
quelle destinate al fondo di funzionamento delle scuole, è facilmente dimostrabile
come la stessa sia del tutto priva di fondamento. In realtà i fondi destinati all’assistenza
sanitaria integrativa dalla legge di bilancio per il 2025 sono stati solo provvisoriamente
“allocati” nel capitolo delle spese di funzionamento, in attesa che si completasse l’iter
delle disposizioni che ne avrebbero consentito l’utilizzo per la finalità cui erano destinate.
Al di là della consultazione, inevitabilmente complessa ma comunque possibile, dei
documenti allegati alla legge di bilancio e rinvenibili sui siti ufficiali del Parlamento, che
si tratti di un’accusa infondata lo dimostra un fatto: che le scuole hanno fin qui
ricevuto, sulla base di criteri e parametri rimasti del tutto invariati dal 2015, gli
accrediti loro spettanti, senza alcuna decurtazione, e così sarà anche per il 2026/2027.
Sfiora il ridicolo l’affermazione che le risorse spese per la polizza sanitaria (65 milioni
di euro, elevati a 80 per estendere anche ai precari le coperture previste) avrebbero
potuto e dovuto essere destinate a sostegno di incrementi retributivi (addirittura al
recupero dello scatto 2013!): fermo restando che non si tratta di risorse destinate al
contratto, è infatti sufficiente disporre di qualche minima cognizione aritmetica per
capire che il gettito pro-capite ricavabile dalle somme in questione sarebbe di circa 3
euro mensili lordi. Viene da chiedersi cosa ne pensa chi, commentando gli incrementi
retributivi dell’ultimo CCNL (sottoscritto da tutte le sigle sindacali rappresentative), li ha
ritenuti “poco più di un’elemosina”.
Lasciamo dunque a chi se ne fa promotore la responsabilità di polemiche del tutto
pretestuose e strumentali, il cui effetto pratico è solo alimentare confusione e
disorientamento in chi deve decidere, in questi giorni, se avvalersi di uno strumento
importante di tutela. Rimane per noi la soddisfazione di avere ottenuto per la prima volta,
in via contrattuale, che di quelle opportunità possa avvalersi oggi anche il personale della
scuola statale.
Roma, 15 settembre 2026
